Šostakovic: la musica da film e il trio op.8

Nella preparazione dell'integrale della musica da camera per trio di D. Šostakovic abbiamo sentito la necessità di completare il programma con la Jazz suite nr.1 trascritta da noi ed edita dalla Isuku Verlag di Monaco. L'idea nasce dalla necessità di diversificare l'offerta musicale consueta che prevede la sonata per violino e la sonata per violoncello cercando una composizione che mostri aspetti dell'autore spesso poco conosciuti persino dai professionisti della musica e che differiscano dai due trii.


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Šostakovic è stato autore di musiche da film, basti pensare alla trasposizione cinematografica dell'Amleto di Shakespeare, film del 1964, oppure al film muto del 1929 "La Nuova Babilonia" in cui si stravolse il concetto stesso di musica da film. Non più il concetto di orchestra in cui si aprivano gli spartiti e si suonava come mero sottofondo alle immagini visive, ma una "opera musicale". Questo aumentava le difficoltà di esecuzione, spingeva i musicisti a dover organizzare delle prove, ad impiegare del tempo e, come oggi, non c'erano soldi.
E così mentre preparavamo questo programma ci siamo imbattuti in racconti interessanti, che coinvolgono sempre il pubblico durante i concerti, su come proprio ne "La Nuova Babilonia" la musica spesso si dissociava dall'immagine creando situazioni comiche nella loro tragicità. Musiche spiccatamente allegre in scene drammatiche e viceversa. Alcune cronache dell'epoca narrano che sui muri del Cinema Aurora uno spettatore arrivò persino a scrivere "il direttore d'orchestra era ubriaco!".

Šostakovic si avvicina alla musica da film nel 1924 poiché lavorava come pianista accompagnatore e come consulente nella scelta dei brani per i film al Teatro della Pellicola di Leningrado. La sua musica da film è composta da grandi capolavori, di grande effetto, con grande ispirazione melodica e ritmica sostenute da una geniale arte nell'orchestrare mettendo in luce le peculiarità timbriche di ogni strumento.
Intorno a quegli anni si ha un primo abbozzo del trio op.8, il cui titolo originario era "Poème". Un Šostakovic neanche ventenne con già diverse caratteristiche del compositore adulto in quanto a melodia estremamente definita e capacità di rielaborare un semplice frammento ritmico in chiave melodica e viceversa. Questa opera venne successivamente completata dal suo pupillo Tishcehnko per quanto riguarda le ultime 22 battute della parte pianistica.
E' un trio frammentato volutamente con l'utilizzo di diverse pause coronate che introducono agogiche diverse e caratteri diversi. Il frammento che li unisce è il continuo cromatismo di apertura declamato dal violoncello, sostenuto dal ritmo del pianoforte. Questo cromatismo diviene linea melodica e contemporaneamente si trasforma in ritmo esasperato che sfocia nella cadenza del violoncello. E una cellula ricorrente in tutto il brano e per tutta la sua durata ma riproposta in chiavi timbriche, melodiche e ritmiche differenti, con tanta maestria e profondità che sottolineano quanto Šostakovic fosse già artista ben definito e promettente a soli vent'anni.
E' lo stesso Tishcehnko che sottolinea l'importanza del cromatismo tanto da volerlo affidare ai tre strumenti contemporaneamente per concludere il trio, quasi come a sottolineare un lungo cercarsi per tutta la durata e poi alla fine un ritrovarsi nella conclusione.
Jazz-suite-monaco-trio-dmitrijPer dipingere interamente un quadro biografico di Šostakovic, utilizzando come veicolo la musica da camera per trio, ci è sembrato quasi scontato partire dal trio op.8, e arrivare al trio n.2 op. 67 passando per una trascrizione che narri l’influenza della musica jazz nel giovane Šostakovic.
Sicuramente l’ironia della Jazz suite n.1 ci è sembrata più appropriata, quasi a rievocare in qualche modo il Šostakovic autore di musica da film poiché siamo nel nel 1934, data della prima esecuzione in pubblico. Trascrivere una composizione in cui vi sono sassofoni, trombe, tromboni, piatti, banjo e chitarra hawaiana oltre agli archi... non è certamente semplice. E’ stata una sfida interessante colta dall’editore dell’Isuku Verlag di Monaco che ci ha permesso di pubblicarla e di vederla esposta nel 2016 al prestigioso negozio di musica Hieber a Monaco dove abbiamo presentato l'opera al pubblico tedesco.
Nella trascrizione la nostra attenzione si è concentrata sulla cameristica di Šostakovic e il suo modo di gestire le parti, mantenendo il solo del violino originale tranne nel foxtrot dove questo è affidato al pianoforte invece e la chitarra hawaiana è “fischiettata” dagli armonici del violino, invece che da uno scontato pizzicato, quasi a rievocare, in chiave ironica, l'espediente tecnico utilizzato in apertura del trio op. 67. Ciò che contraddistingue questa suite sono, nel Valzer, i temi da orchestrina, affidati alle armonie del pianoforte, con i temi suadenti del violoncello e del violino. Nella Polka si ha uno spirito buffo, impertinente che durerà per tutto il tempo fino al finale affidato al violino. Nel Foxtrot invece vi è un tema provocante affidato al violoncello, al pianoforte e infine anche al violino. Nel trascrivere questa composizione abbiamo voluto trasmettere agli ascoltatori non solo la grandezza di Šostakovic ma in particolare il carattere che accomuna i componenti del Trio Dmitrij, il cui nome trae ispirazione proprio dal maestro russo.