Lezione concerto: Trio di Ravel

Giornata di lezione per il Trio Dmitrij presso il Liceo “Carlo Rinaldini” (http://rinaldini.gov.it) di Ancona la mattina del 27 Gennaio 2017. 
Partendo da una panoramica sulla vita di Ravel, l’argomento della lezione è stato il Trio in la minore (1914). Le caratteristiche più evidenti, di questa splendida composizione, sono il grande senso della costruzione musicale che pone in evidente bilanciamento la struttura geometrica e la cantabilità.

 
Il Trio sembra essere la perfetta sintesi della precisione del padre, ingegnere civile, e la sensibilità della madre, di origini basche. Una razionalità matematica che non intacca minimamente l’invenzione melodica o il linguaggio armonico.
Ciò appare chiaro sin dal primo movimento, un Modéré in 8/8 (3+2+3) in cui il tema è esposto delicatamente dal pianoforte e ripreso successivamente dagli archi. E’ un motivo evocativo, quasi una melodia lontana che riecheggia nella memoria.

«mia madre, quando ero piccolo, mi cullava cantandomi canzoni basche o spagnole»
(M. Ravel)

Una melodia che ricorda la musica florcloristica basca, con particolare riferimento alla zort-zico, e l’influenza del lungo soggiorno nei Bassi Pirenei durante la composizione del trio. Soggiorno che Ravel descrive movimentato «malgrado il freddo, la tempesta, i temporali, la pioggia e la grandine» e «malgrado i numerosi intrattenimenti: pelota basca, fuochi di St-Jean, toros de fuego e altre pirotecnie»

«il primo movimento ha un colore basco»
(M. Ravel)

Liceo-Rinaldini-Trio-DmitrijQuesto elemento melodico introduttivo ha immediatamente un punto culminante che lentamente, rallentando e svuotandosi delle forti sonorità, ci proietta al secondo tema in la minore. Un tema ripreso da tutti e tre gli strumenti, che in maniera sognante, ci portano nuovamente al primo tema esposto in maniera dapprima meditativa e successivamente frammentaria per dare il via ad una sezione in accelerando, in cui il concetto stesso di sviluppo e ripresa si perdono, rimanendo senza una netta linea di demarcazione. Nel finale un pedale di DO lascia riecheggiare ancora una volta il primo tema ma questa volta come solo ritmo, come una lontano timpano che si perde.

Il Pantoum sembra dare accesso alle stanze del padre, inventore di origini svizzere. Stanze piene di diversi e curiosi marchingegni in fase di costruzione dove rondelle, ingranaggi, orologi, viti e bulloni, sono oggetti che geometricamente e matematicamente prendono forma con regole precise. Questo scherzo brillante, così chiamato da una forma poetica declamata dai malesi, appare così alla prima lettura e al primo ascolto. Il tempo è vivace ma non troppo, dalle indicazioni metronomiche dell’autore, e inizia con un tema accentato affidato al pianoforte e subito ripreso dal violino che lo caratterizza con la successione di armonici e pizzicati della mano sinistra. La sensazione è di camminare tra strani oggetti in attesa di essere brevettati, ma subito la melodia lirica di Ravel sfocia in un tema affidato ai due archi e poi al pianoforte.
Questo alternarsi di melodia e ritmo arriva ad un punto estremo in cui la loro sovrapposizione genera un 4/2 eseguito melodicamente dal pianoforte contrapposto ad un ritmico 3/4 eseguito dagli archi. Una perfetta struttura matematica unita alla cantabilità e lirismo tipici dell’autore.

Liceo-Rinaldini-Trio-DmitrijIl terzo movimento è una Passacaglia, chiaro rimando alla musica francese specialmente di Rameau. Passacaglia e Ciaccona sappiamo essere tanto simili da arrivare a confondersi. Entrambe sono formate da un periodo in movimento grave, in questo caso in andamento di 3/4 ma, differentemente dalla forma classica, questa non prevede delle vere e proprie variazioni. Risulta un leggero distacco dal classicismo, pur citandolo parzialmente nella forma, affidando alla raffinatezza del gioco timbrico l’importanza di questo movimento.
La passacaglia si apre con dei suoni profondi nel registro grave del pianoforte. Quasi l’intonazione di una melodia lontana presa e ripetuta dagli archi con delle sfumature differenti. L’idea è quella di una una montagna il cui punto più alto viene lentamente scalato dai tre strumenti portando ad una ripetizione sempre più intensa della prima cellula ritmica (1 croma+2 semicrome) che sfocia in un lirismo profondo. Lentamente si ritorna a valle con i due strumenti che in sordina dialogano sul primo tema, con dei connotati bretoni, perché no pucciniani, che nel contempo anticipano e preparano il tema pentatonico che caratterizzerà il Finale.

Liceo-Rinaldini-Trio-DmitrijRavel stesso indica che il passaggio dalla Passacaglia al Finale debba avvenire in continuità, pur essendoci un silenzio coronato. Quasi come se il suono lentamente diminuisce divenendo silenzio dal quale nuovamente viene creato come dal nulla grazie agli armonici affidati agli archi. Quasi a generare dal silenzio primordiale i primi suoni, ancora non definiti e che diventano definiti con il tema esposto dal pianoforte. Un tema quasi pentatonico che ha chiari rimandi alla musica orchestrale. Le veloci note di accompagnamento del violino e del violoncello creano un colore sonoro assimilabile ad un tremolo di un’orchestra d’archi. Una successione immediata di due temi, tra cui il secondo introdotto dal violoncello che ricorda per un attimo il ritmo del primo tema del primo movimento, che sfociano immediatamente in un crescendo che introduce degli accordi del pianoforte in piena sonorità, sostenuti dai trilli del violino e del violoncello.Liceo-Rinaldini-Trio-DmitrijUna nuova sezione, misteriosa, evocativa della precedente passacaglia per via del tema al basso del pianoforte ma basata sul primo tema, ci porta ad un nuovo apice sonoro, con scambi veloci e piccoli frammenti che ricordano trombe con sordina, fino al culmine affidato alle terzine suonate omoritmicamente dai tre strumenti. Una lieve transizione in diminuendo rapido introduce la ripresa in cui il pianoforte, rievocando un’arpa, avvolge il primo tema esposto dal violino in la maggiore che ben presto introduce il secondo tema e una coda dove i temi vengono esposti in maniera solenne, in un tutti orchestrale, tra trilli degli archi e ampi accordi del pianoforte.